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La Laguna di Marano
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Caratteristiche
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Le lagune di Marano
Lagunare e di Grado, che formano un complesso unico anche se ben distinguibili fra
loro, sono le più settentrionali del Mare Adriatico e dunque dell'intero
Mediterraneo.
Il sistema lagunare friulano è delimitato ad est dal Fiume
Isonzo e a vest dal Fiume Tagliamento, lungo un arco di circa 32 km, di una larghezza
media di circa 5 km e una superficie complessiva che si
aggira sui 16.000
ettari.
Le lagune sono chiuse verso il mare da un cordone di isole e di
banchi sabbiosi più o meno persistenti e di cui le entità più rilevanti sono le isole
Martignano, Sant'Andrea, Buso, Morgo, Grado, i Banchi d'Orio e Mula di
Muggia.
L'origine delle lagune risale ai movimenti relativi
all'innalzamento del livello marino e corrispondente abbassamento delle pianure del
periodo postglaciale e può essere datata quindi a circa 5-6000 anni fa. Di conseguenza,
gli estuari dei fiumi che scendevano nell'Adriatico, hanno formato dei sistemi con
notevole apporto laterale tendenti costantemente a formare un complesso chiuso, in
continua evoluzione dinamica essendo contrastato dalle azioni delle maree e delle
correnti.
L'arco dei lidi esterni che separa le lagune dal mare aperto ha
subito una numerosa serie di spostamenti, tanto che si è accertata l'esistenza, in epoca
romana, di un unico complesso esteso dal Po all'Isonzo, in seguito frammentato per la
concomitante oscillazione marina (bradisismi ed eustatismi) e lo sviluppo dei
sistemi deltizi dei grossi fiumi. |
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Le attuali
lagune di Marano e Grado sono suddivisi normalmente in sei diversi bacini che
corrispondono allo sbocco di altrettanti fiumi immissari che da est verso ovest sono
precisamente: il bacino di Primero, di Grado, di Morgo, di Porto Buso, di Sant'Andrea e di
Lignano.
La laguna di Marano, che costituisce la parte più occidentale
del sistema friulano, è caratterizzata da un più elevato apporto idrico dato che qui
sboccano tutti i maggiori fiumi di risorgiva della bassa pianura.
Le escursioni di marea, tenuto conto del fatto che ci si trova in
una posizione estrema dell'Adriatico, sono piuttosto forti, con oscillazioni comprese fra
valori normali di 60 cm circa e punte massime sizigiali di circa 100 cm.
Lo scambio idrico fra la laguna ed il mare aperto è pertanto
notevole essendo la velocità delle correnti variabile fra 20 e 50 cm/sec a seconda delle
varie bocche.
Per quanto riguarda il clima sarà sufficiente dire che la
piovosità media annua è pressappoco di 1000 mm e le temperature medie annue si aggirano
intorno ai 9 gradi centigradi, permettendo così di attribuire la zona ad una fascia
climatica temperato calda, o in termini fitoclimatici, del laureto, anche se questi dati
si riferiscono però alla fascia costiera interna.
Nella laguna vera e propria infatti, dato il piccolo spessore
delle acque, vi è una fortissima evaporazione a cui conseguono notevoli escursioni delle
temperature con fenomeni quindi di continentalismo termico diurno. E' anche il caso di
ricordare che vaste porzioni della laguna gelano negli inverni particolarmente
rigidi.
Molto interessante, per la conseguenza sui fenomeni biologici
generali, è il fatto che i fiumi immissari possiedono una portata annua
pressoché costante e valutabile intorno ai 70 mc/sec, per il solo settore di Marano, e che riesce a
garantire un apporto di sostanze nutritive, nonché una ossigenazione notevole delle acque
che sono il presupposto di una abbondante popolazione vegetale ed animale.
La salinità media delle acque lagunari differisce notevolmente
nei vari settori; è comunque molto inferiore nella laguna di Marano rispetto a quella di
Grado. Mentre i valori del Golfo di Trieste si aggirano intorno al 35-37 per mille, la
concentrazione all'interno della laguna scende a valori medi compresi fra il 25 e 30 per
mille a seconda del regime di marea e delle varie zone, per cui in realtà si possono
rilevare valori estremi oscillanti fra il 5 ed il 33 per mille.
inizio
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Nel corso del tempo, questo territorio ha subito particolari
trasformazioni che hanno influito non solo su di esso, ma anche sui gruppi che vi
abitavano.
La prima descrizione di quest'area lagunare risale all'età
romana.
Lo storico Plinio il vecchio parla della colonia di Iulia
Concordia, dei fiumi e dei porti importanti di quel territorio, come Reatinum,
Tiliaventum Maius e Minus, (Tagliamento maggiore e minore) altri fiumi
Alsa, Natiso
ecc..
Plinio parlando del Tagliamento, mette in evidenza la sua
importanza, dividendolo in due parti, maggiore e minore; perché allora il fiume arrivava
al mare attraverso due rami e non con uno solo, come avviene attualmente.
In altre lo storico Plinio, illustrando questo tratto del
litorale dell'Alto Adriatico parla anche di altri fiumi, di porti e di alcune colonie,
come, per il nostro territorio, la colonia di Aquileia.
La linea di costa, in età romana, era più arretrata e gli
specchi lagunari segnavano il limite tra la costa e il mare aperto.
Durante quel tempo, con ogni probabilità, quei luoghi erano vie
di comunicazione per un commercio che si svolgeva tra Ravenna ed
Aquileia.
Anche più tardi, dopo il 1000, la processione che aveva luogo ad
Altino ed Aqileia, attraverso lagune e canali, in occasione della festività di S.
Ermacora, ci offre una testimonianza dell'esistenza di una vita per acque
interne.
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In conclusione così doveva presentarsi il litorale dell'Alto
Adriatico, compreso tra Venezia e Grado: lungo il mare correvano i cordoni dunosi e che
ancora oggi sopravvivono nelle diverse isole che chiudono la laguna di Venezia e quella di
Marano e di Grado. Tali cordoni dunosi ora erano interrati da fiumi che sfociavano
direttamente in mare, ora venivano a chiudere ampi spazi lagunari. Per rendere
intercomunicanti tra loro questi specchi lagunari l'uomo dovette intervenire con una serie
di opere idrauliche in modo da permettere una navigazione per acque interne continua,
sicura e tranquilla. |
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N.B. Per altre immagini di Marano
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