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Il
casòn è quella costruzione che realmente può definirsi "architettura
spontanea":
Il termine stesso
casòn
sembra "abbastanza logico ritenere non sia esso altro che la derivazione
accrescitiva della parola casa, colta nel senso etimologico più profondo di abitazione di
campagna, di capanna".
Sulla laguna di Marano il nucleo di casoni più consistenti di
tutti, per numero degli stessi, è quello posto alla foce, in laguna, del fiume Stella;
tale villaggio è ora ricompreso nell'Oasi di protezione faunistica. In esso si è
rilevato nel 1984 il casòn di Lino e Bruno Popesso in zona Spìgolo dei Caporai
pubblicato poi in un articolo sul volume "Raccontare Lignano". Questo casone
fu costruito nel 1970 con materiali e tecniche molto simili a quelli più antichi; per
questo venne proposto come tipico casòn maranese che ha oggi una caratteristica diversa
da quelli di Grado ad est e di Caorle ad
ovest.
Il casone maranese tipico dovrebbe essere quello che è ben
presente in vari esempi all' "Oasi":
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perimetro di base rettangolare con lati minori (anteriore e
posteriore) arrotondati; |
 | pareti di base verticali (orto) alte m 1,50 circa che si
alzano verso l'ingresso per permettere un più agevole transito; |
il casone gradese
presenta:
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perimetro di base rettangolare con il lato posteriore
rettilineo, o quasi, e perpendicolari ai fianchi, mentre il solo lato anteriore e
arrotondato; |
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pareti di base verticali alte m 1,50 circa, alzantisi verso
l'ingresso; |
infine il casòn caorlotto,
che:
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ha perimetro di base già più tendente all'ellissoidale con
lati minori, davanti e nel retro, con più accentuate rotondità; |
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è senza pareti di base verticali che casomai si realizzano
all'interno lasciando le falde di copertura arrivare fino a terra; |
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ha la porta d'ingresso rientrante rispetto al perimetro esterno
delle pareti.... |
Di questa diversità di
caratteristiche fra casoni di una laguna e l'altra, si e accorto più d'uno, da Aldo
Marocco al più famoso Emilio Scarìn che così scrisse: "Nei casoni fra il
Tagliamento e la laguna di Venezia (da non confondersi con quelli esistenti fra Mestre e
Padova) riconoscerei invece i tipi antichi di abitazione palustre usata dalla popolazione
qui insediatasi alla fine dell'Impero Romano, per sottrarsi alle invasioni da terra ferma,
anche se ora quel tipo di casone si riproduce anch'esso come insediamento temporaneo per
l'esercizio della pesca di valle".
inizio
Abitazioni simili si trovano con stupefacente regolarità in
molte delle zone umide nelle quali l'uomo è riuscito, nel corso dei secoli, più o meno
stabilmente ad insediarsi. Eppure il casone di Grado e di Marano non è, con ogni
probabilità, originario della laguna, nella quale sembra invece sia stato importato della
vicina pianura. Casoni di terraferma si trovano ancora oggi, sebbene assai ridotti di
numero, nelle campagne del Padovano. Il casone di laguna sostituì alla paglia la canna
per la copertura, e mutò la sua funzione da agricola a peschereccia....
Diverse sono state le pubblicazioni che hanno trattato sui
casoni dei pescatori di laguna, da non confondersi con i casoni
dell'entroterra.
Prima di costruire il casòn bisogna scegliere un
tapo
(barena) abbastanza alta, da consolidare e innalzare scavando il terreno attorno; in
questo modo si veniva a formare anche un canale perimetrale che isolava questa
mota (il
sedime appunto) dalle altre circostanti o dalle altre barene. Sulla mota si portava
tutto il materiale da costruzione: grossi tronchi (solitamente di robìnia) per realizzare
l'orto (la parte verticale delle pareti), pali più snelli e lunghi (sempre di
robìnia) per realizzare la copertura nonché le cannelle di laguna (Phragmites communis)
per rivestire sia le pareti che le falde del tetto, legate con bacchette di salice.
Ovviamente questo materiale, tronchi e cannelle, andava tagliato durante la stagione
giusta, lasciato essiccare e trattato. Le cannele dovevano essere pulite, essiccate, ecc.
per essere poi riprese a mazzetti e collocate sul tetto con il gambo in alto e le punte in
basso per facilitare lo sgrondo dell'acqua piovana che segue le nervature. Solo il piccolo
sporto di grondaè realizzato ponendo i fasci di canna al contrario per farla resistente e
sagomarla col taglio successivo.
All'interno del casòn si accedeva per l'unica porta ad
ovest, sottovento; il pavimento rimaneva di terra battuta; al centro si faceva il focolare
quadrato in mattoni, rialzato un 40 cm da terra; si metteva qualche sgabello o panca ai
lati e c'era la letièra in fondo che anticamente fungeva da letto per tutti.
Un tempo - quando il casone si usava sia per riporre gli attrezzi
da pesca che per mangiare, ripararsi dalla pioggia e dormire - non c'erano le finestre ed
anche il fumo doveva uscire attraverso gli interstizi delle cannucce o dalla porta
lasciata aperta d'estate. Certamente il fumo s'impadroniva di tutto il casone quando il
fuoco era acceso e bisognava sedersi bassi e con la porta aperta per potersi guardare,
parlare e respirare meglio. D'altro canto il fumo che teneva lontano le tantissime
zanzare, oleoso com'era, s'attaccava all'incannucciato rendendolo, internamente, più
impermeabile all'acqua piovana che man mano, dal canto suo, v eniva compattato nel tempo
la parte esterna. Però dopo tre, quattro anni anche l'iniziale spessore di di questo
primo strato di canne (circa 10 cm) veniva ad assottigliarsi deteriorandisi, cosiché si
procedeva ad una ricopertura, aggiungendo un altro strato di canne. Così procedendo, nei
decenni, si arrivava anche a spessori cospicui di canna, sui 30-40 cm; ciò rendeva il
tetto ancora più pesante e questo forse faceva nascere l'esigenza di porre internamente
un montante - pal de la lume (dove si attaccava il lume) - che da terra sosteneva
direttamente il colomèl (trave di colmo); poiché la struttura cisì com'era
congetturata non ne avrebbe bisogno. Infatti ai piantoni di base si appoggiano le due
cavariade
(capriate) estreme che lo sorreggono direttamente. Dopodiché si disponevano tutti gli
altri travetti inclinati, poggiati sul colmoe sulla paretee legati alle assicelle
orizzontali, le late, mentre con altre late esterne si rinserrava
successivamente lo strato di canna contro quella struttura portante.
I casoni hanno tutti il medesimo asse longitudinale in direzione
est-ovest per offrire minor resistenza al vento di bora che è quello di gran lunga più
forte in zona, ed hanno l'unico ingresso proprio ad ovest, che è il versante più
riparato.
Solitamente il casone è di proprietà della famiglia che lo
costruisce e che ottiene la concessione di usufruire del tapo da trasformare in
mota.
Ogni famiglia maranese ha o aveva la sua casa in muratura a
Marano ed uno o più casoni in laguna, come punto d'appoggio per svolgere l'attività
peschereccia.
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