Per gli agricoltori la vita era dura. Il clima era
inclemente, il terreno pietroso e dovevano pagare ingenti tasse al governo.
C’erano pochi attrezzi a disposizione: un aratro trainato da buoi e da
semplici torchi di legno. Solo certe piante crescevano su quelle terre:
soprattutto olivo, vite e alcuni cereali; gli animali allevati erano le pecore
robuste e capre di montagna per dare lana, pellame e latte. I più ricchi
avevano servitori e schiavi per aiutare a condurre la fattoria; in queste
famiglie le donne (madri e fi
glie) rimanevano a casa mentre i maschi dirigevano
i lavori per tutti gli altri. Le famiglie dei poveri invece dovevano cavarsela
da sole.
Tutti nella famiglia di un agricoltore dovevano lavorare.
I figli ogni mattina conducevano al pascolo le pecore e le capre e dovevano
impedire che gli animali si perdessero o cadessero dalle scogliere. Le donne
lavoravano duramente tutto l’anno: in estate raccoglievano erbe e ortaggi
selvatici, coltivavano fagioli e cipolle che venivano essiccati per l’inverno;
allevavano api per poter raccogliere il loro miele, mungere le pecore e le
capre, cogliere mele e noci e diserbare l’orto.
Alcune attività svolte in campagna: la produzione del
vino e dell’olio. La vendemmia era un periodo intenso per tutta la fattoria:
l’uva veniva raccolta a mano e portata in
ceste vischiose e fangose nell’aia; qui veniva lasciata nove giorni ed era poi
pigiata per estrarne il succo (per aiutare il “ballo” durante la pigiatura
si servivano della musica); il succo veniva lasciato fermentare e diventava
vino. Bisognava essere forti per
lavorare al torchio delle olive: le olive verdi, mature ma ancora sode e
fibrose, venivano messe nelle reti e schiacciate tra due pesanti pietre usando
una lunga leva di legno. L’olio d’oliva veniva usato per cucinare e
conservare il cibo, l’olio di qualità inferiore veniva bruciato nelle lampade
e usato per pulire e ammorbidire la pelle.