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La Mappa delle Colonie
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Il primo insediamento di un emporion greco risale al 750
a.C. ed è localizzato nelle Pitecuse, e precisamente nell’isola
d’Ischia, scalo che vantava buoni requisiti di sicurezza. Per vedere il
primo insediamento coloniale sul continente, a Cuma, bisogna attendere il
730 a.C. A questi primi, timidi tentativi, segue la fase coloniale. Lo
sviluppo delle comunità greche consentì una vasta apertura sul mondo
mediterraneo. In Grecia, terra di pianure anguste e di fitti rilievi, i
cereali crescevano male; inoltre la produzione di frumento era appena un
decimo di quella di orzo; il legname da costruzione scarseggiava; il
sottosuolo era povero di rame, lo stagno non esisteva. Ma si potevano
esportare vino e olio – prodotti pregiati in rapida crescita con la
diffusione delle colture arbustive -, nonché i raffinati manufatti di
metallo, di terracotta, di stoffa. L’incremento demografico, con
l’aumento del prodotto agricolo (la vanga di ferro consentì di
dissodare i terreni di mezza collina creando vigneti e oliveti), agì
doppiamente a favore dell’espansione. Da una parte l’incremento della
forza-lavoro provocò la sovrapproduzione, presupposto dello scambio;
dall’altra l’eccesso di popolazione indusse la necessità dell’esodo
verso terre lontane.
Nelle
città le tensioni sociali si risolsero talvolta con l’espulsione o con
l’esilio di parte della popolazione (per esempio gli spartani
illegittimi nati durante la prima guerra contro Messene, incapaci di
tollerare oltre il peso del disonore, si diressero verso Taranto). Altre
volte un personaggio considerato indesiderabile in patria si imbarcava
dopo aver reclutato alcuni compagni di avventura (per es. Archita di
Corinto, reo di omicidio, fondò Siracusa). |
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La decisione di partire non fu sempre pacifica. Così, nonostante
il formale responso dell’oracolo di Delfi, alcuni cittadini di Thera si
rifiutarono di emigrare in Libia per fondare Cirene. Solo dopo aver subito
i terribili castighi di Apollo si decisero all’esilio africano, che del
resto si dimostrerà molto prosperoso.
Lo slancio coloniale è quindi, almeno in parte, l’effetto delle
contraddizioni che dilaniano la polis; come fu l’effetto
dell’”orribile fame”. La spedizione di solito partiva sotto la guida
di un fondatore. Per insediarsi bisognava di solito conquistare una certa
quantità di terra ai legittimi abitanti . Fatto questo, si tirava a sorte
il terreno, diviso in lotti considerati equivalenti dal
geometra-agrimensore al seguito della spedizione. Poi i coloni
cominciavano a costruire l’abitato; al centro del perimetro veniva posta
una zolla di terra della madrepatria. In un primo momento gli dei venivano
ospitati in un tempio provvisorio sull’acropoli, epicentro della vita
dei coloni.
I coloni fondavano una città indipendente, anche se i legami con
la metropoli rimanevano stretti sotto l’aspetto religioso. Inoltre le
colonie della stessa etnia rimanevano spesso vicine l’una all’altra:
è il caso degli insediamenti degli ioni d’Eubea, pionieri, e di quelli
di Siracusa e delle altre polis doriche. Anche gli interessi economici
presupponevano una rete di alleanze: così Mileto spadroneggiava sulle
colonie ioniche del Ponto (il mar Nero), e Siracusa su quelle della costa
adriatica dei Balcani.
La cronologia delle fondazioni non è ancora certa. Il primo
insediamento coloniale fondato sulle coste del Mar Nero scomparve sotto la
spinta dei barbari, per ricomparire a distanza di tempo nello stesso sito;
altre la seguirono. La Sicilia e l’Italia meridionale (Magna Grecia)
conobbero le prime fondazioni a partire dal 730 a.C. (Cuma); la Tracia, la
Propontide (il mar di Marmara) e il Ponto un po’ più tardi, soprattutto
nella loro forma definitiva; Marsiglia venne fondata solo nel 600 a.C. Il
massimo impulso coloniale sulle località costiere si ebbe tra il 750 e il
550 a.C. |
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Nella
Magna Grecia un mondo prospero e dinamico spiccava per vivacità
culturale: la letteratura conobbe un prodigioso splendore; nei santuari si
moltiplicarono gli edifici eretti in onore degli dei: nelle vaste aree
sacre di Poseidonia, in Lucania (la futura Paestum), di Selinunte e di
Agrigento sorsero veri e propri terrazzamenti seminati di colossali
templi.
Un mondo del tutto diverso fu quello del Mar Nero
greco: un po’ più tardivo, meno brillante e molto più minacciato dai
barbari, con cui i coloni devono spesso scendere a patti. Qui, però,
l’espansione è molto più unitaria: sugli stretti, Megera e Mileto si
contendevano i siti migliori; sul Ponto, Mileto e le città della Ionia
godevano di un monopolio. La
massima concentrazione è riscontrabile sulla costa settentrionale, dove
le foci dei grandi fiumi offrivano ottime vie di penetrazione.
All’estremo Oriente, tre modesti empori sulle prime pendici del
Caucaso intrattenevano rapporti commerciali con il re della Colchide,
terra di grandi ricchezze minerarie.
I Balcani trovavano sbocco nelle colonie disseminate sulla costa
occidentale, sulla costa egea della Tracia e sulle sponde adriatiche.
La fondazione di Marsiglia offrì nuove possibilità per il
commercio. Era un porto attivissimo: vi sboccavano le grandi vie dei
metalli, in particolare qu7ella dello stagno. La sua influenza si spingeva
lungo le coste del Mediterraneo. La fondazione di su colonie consentì di
sfruttare meglio le terre dell’ultimo Occidente: Antibes, Arles e Agde.
Emporion, in Spagna, sorgeva in un sito eccezionale dove confluivano le
risorse della penisola iberica, un’altra terra ricca di metalli.
Gli insediamenti greci d’Africa, la colonia di Cirene, in Libia,
e lo scalo di Naucrati in Egitto, mediavano i rapporti commerciali con
l’interno del continente nero, ricco d’oro, di oggetti di lusso e di
schiavi.
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