I Greci svilupparono lo studio della matematica,
dell’astronomia e delle
scienze naturali ma si trattò sempre di studi di carattere teorico, volti a
soddisfare la sete di sapere. In nessun caso si passò all’applicazione
pratica; si cercava di capire l’uomo e la natura con l’osservazione
piuttosto che soggiogare e trasformare la natura, conseguendo un miglioramento
della qualità della vita. Solo con la medicina si comportarono
diversamente.Anche se le opinioni sulle diverse tecniche terapeutiche potevano
essere differenti, la guarigione di un malato o di un ferito restava comunque un
obiettivo pratico.
La medicina vantava tradizioni che risalivano all’epoca omerica. In
generale, però, la conoscenza anatomica dell’uomo rimase limitata perché i
costumi e la mentalità religiosa erano contrari a sezionare i cadaveri umani.
Per quanto riguarda le funzioni vitali del corpo, l’ignoranza sulle nozioni di
chimica organica e della struttura della cellula, non consentivano di dare
interpretazioni corrette.
La presenza di tali lacune non impedì comunque di progredire e di
sviluppare un metodo empirico fondato esclusivamente sull’esperienza e sul
ragionamento: gli apprendisti medici si formavano infatti presso un maestro
nell’arte di dare una diagnosi e una prognosi in modo da giungere a formulare
una terapia adeguata, come per esempio la medicina ippocratea.