Istituto Comprensivo "Giosuè Carducci"
Scuola Secondaria di Primo Grado
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"Il 900:il secolo di Lignano"

 

                    Intervista a:

                    STENO MEROI, ex sindaco di Lignano Sabbiadoro

 

            Presentazione:

            Inquadriamo l’Amministrazione che è stata affidata al sottoscritto: parte dal 1980 e dura fino al 1990. Diciamo che costituisce uno spartiacque rispetto a quelle che erano le esperienze del passato: ricordiamo che storicamente gli anni ’60 sono gli anni dell’indipendenza, del primo sviluppo dei pionieri lignanesi, mentre per quanto riguarda l’urbanistica, gli anni settanta costituiscono gli anni di uno sviluppo abbastanza consistente, spesso sfrenato e, dal punto di vista quantitativo, molto opprimente per quanto riguarda il territorio. Diciamo che passiamo dagli anni di un boom che spesso è sfuggito ai controlli dell’Amministrazione e con il 1980, gli anni della nostra Amministrazione, invece c’è un cambio di rotta. Cambio di rotta nel quale la sostanza è che il Comune di Lignano, come qualsiasi Comune, deve avere il controllo del proprio territorio: attraverso leggi adeguate, attraverso leggi di tutela del verde e avere un progetto in prospettiva. Nel 1980 l’Amministrazione è caratterizzata da questa svolta importantissima che è avvenuta proprio nell’urbanistica. Che cosa significa tutto questo? Significa introdurre delle normative, attraverso il Piano Regolatore, che consentono prima di tutto la riduzione degli indici di edificabilità, per cui l’abbattimento di quello che era previsto nella costruzione. Nel 1980 sono stati, passatemi il termine, “tagliati” qualcosa come 1 milione di metri cubi e un milione di metri cubi significa un altro paese intero.

 

D.  Gli anni ’80, quelli della sua Amministrazione sono dunque stati particolarmente importanti per Lignano. Ci racconta quali      sono stati gli elementi principali, per esempio nell’ambito turistico e in quello urbanistico?

            Se noi partiamo con questa premessa, per cui il Comune ritorna   e gestore dell’urbanistica del proprio territorio, attraverso l’introduzione di queste normative, che cosa si è verificato? Che il Comune non solo apportò un taglio nelle p0revisioni urbanistiche, ma introdusse degli elementi e dei correttivi per consentire un arricchimento futuro del patrimonio comunale, come ad esempio il verde. Voi potete immaginare che per avere uno spazio verde, bisogna espropriarlo, per espropriarlo non si paga più a prezzo agricolo, ma si paga a prezzo di mercato, per cui nessuna amministrazione di questo paese può permettersi il lusso di spendere miliardi per acquisire verde. Noi introducemmo allora, con l’accordo dell’Amministrazione regionale e il Piano urbanistico Regionale, un dispositivo per cui nelle zone turistiche già ridotte di cubatura, qualsiasi intervento doveva dare all’Amministrazione comunale un terzo del territorio. In sostanza, partiamo dall’esempio più attuale, quello di Riviera Nord, di cui forse avrete sentito parlare. In quella zona c’è un milione di metri quadrati, c’è una zona intera. Se quella zona sarà edificata come il Comune vorrà e come deciderà, un terzo di quel territorio dovrà essere destinato a Parco pubblico e ceduto gratuitamente all’Amministrazione Comunale. Che cosa significa questo? Che il Comune si costruisce già un serbatoio di verde per il futuro e se saprà gestirlo, quella sarà la ricchezza per il futuro. In quel periodo abbiamo un esempio piccolo, ma abbastanza eclatante che è quello del “Parco Hemingway”: il Parco Hemingway è un intervento dell’Amministrazione comunale che ha corretto errori passati: questa correzione ha permesso la concessione gratuita al comune di un parco che è diventato patrimonio di tutti. Il cambio di mentalità dagli anni ’60 e ’70 agli anni ’80 è stato proprio quello di consentire al Comune di gestire con forza e lungimiranza il proprio territorio. Oggi abbiamo che quest’impostazione è molto attuale. In sintesi ecco quanto è successo a Riviera Nord. Nel 1980 quella zona pinetata che si trova lungo il Tagliamento che prende il nome di “Riviera Nord”, che vi invito a visitare soprattutto in primavera o autunno, ha un indice di edificabilità per un milione di metri cubi. L’amministrazione nel 1980, introducendo una norma di tutela, riuscì ad abbattere della metà, cioè 500.000 metri cubi. Tutto questo innescò un contenzioso e ovviamente i proprietari di quel terreno si opposero: facendo cause, si ricorse al TAR, al Consiglio di Stato e praticamente questa sequenza di contenzioso si è trasportato fino ad oggi, perché dopo le mie amministrazioni sono succedute altre Amministrazioni. Seppur con pensieri diversi, comunque su quella questione lì, c’è stato sempre un contrasto. Per cui oggi, a distanza di 22 anni, il TAR del Friuli-V.G. e il Consiglio di Stato prima hanno stabilito di azzerare completamente quella zona: praticamente ha deciso di confermare quello che ha deciso l’Amministrazione Comunale di un anno fa per cui si parte nuovamente da zero. Questo cosa significa? Che il Comune si appropria di nuovo della possibilità di ordinare il proprio territorio e di stabilire quali sono le  linee turistiche anche per il futuro, perché il turismo si fa anche con queste cose: stabilire se in un terreno si debba fare un albergo o si debbano fare seconde case, è una scelta turistica, perché Lignano qualitativamente non ha bisogno di seconde case, che ne ha fin troppe, ma ha bisogno di strutture turistiche, di alberghi di classe, di campeggi, di villaggi turistici che siano qualitativi. Infatti il mercato si conquista con la qualità, di quantità ne abbiamo fin troppa. Allora, questa è una scelta che è partita dal 1980. Oltre il parco Hemingway, abbiamo altri spazi che sono stati realizzati. Abbiamo per esempio il Parco dell’Arena che è più piccolo, la costruzione dell’Arena, e questa è una struttura turistica. Poi, dal punto di vista ambientale, negli anni ’80 è stata portata a termine la condotta a mare. Voi sapete che tutti gli scarichi di Lignano vengono depurati dall’impianto di depurazione e vengono scaricati, oltre che depurati, a sette chilometri sotto il mare. Questo è stato un caposaldo importantissimo per la tutela del territorio: le acque pulite, e oggi noi ne abbiamo il risultato; siamo sempre stati tra le spiagge più pulite e oggi che la qualità conta , questo intervento (ho detto che è stato fatto dalla mia Amministrazione, ma comunque a monte c’erano anche gli interventi delle passate Amministrazioni, perché l’impianto fognario non è cosa di un mandato, ma interessa molti mandati) noi abbiamo fatto la condotta a mare ed è stata una scelta importantissima. Tutto questo fatto col sostegno importantissimo della Regione Friuli-V.G. Per cui quando si parla del turismo e quando al turismo si pensa all’ambiente, presentare il mare pulito e una dotazione di verde, questo è un capitale importante perché la gente, il turista è sempre più esigente e va a cercare una qualità soprattutto ambientale. Questa è una scelta importante: è partita negli anni ’80 e mi auguro che possa continuare anche in questo secolo e che ci sia gente che abbia la forza di dimostrare che un Comune forte riesce a gestirsi e a gestire il proprio territorio. 

                    Negli anni ’80 si stabilì anche con la Regione Autonoma Friuli-V.G. un rapporto molto corretto e di collaborazione e molte opere sia pubbliche che private furono finanziate: ci fu una, diciamo, simbiosi tra pubblico e privato. Ricordo la Darsena di “Marina Uno” che è stata realizzata in quegli anni; la passeggiata a mare a Lignano Pineta, la ristrutturazione del “Kursal”, sul Tagliamento abbiamo il Parco Zoo, la Darsena di Punta Verde, qui di fronte alle scuole abbiamo un parco. Diciamo che allora ci fu una serie di investimenti pubblici e privati che dettero in quegli anni un segno abbastanza preciso e che sono un patrimonio della città, un patrimonio che va conservato, non va dimenticato e soprattutto va tenuto in efficienza, perché questi sono i gioielli di famiglia di una città.

           

D.  Perché il parco citato prima è stato intitolato ad Ernst Hemingway?

            Il nome Hemingway nacque da un riferimento storico. Quando venni a Lignano negli anni ’60 (1964), mi colpì molto che sulla carta intestata del Comune di Lignano c’era scritto “Lignano Sabbiadoro la Florida d’Italia”, firmato Ernst Hemingway. Dovete tener presente che negli anni ’60 eravamo agli inizi: nel ’59 raggiunse l’indipendenza da Latisana, negli anni ’60 si trattava di dimostrare chi era Lignano e questa intestazione mi colpì molto. Poi scomparve. Hemingway era venuto a Lignano nel 1954, in sostanza vi rimase quasi mezz’ora, però questa sua venuta ebbe un effetto d’immagine importantissima. Venne a Lignano come ospite dei conti Kekler di Fraforeano, il conte Kekler era presidente della Società Lignano Pineta, la Società che stava costruendo Lignano Pineta e come punto di riferimento, come punto di richiamo portò Hemingway che nel 1954 aveva appena vinto il premio Nobel per la Letteratura ed era un elemento trainante della cultura e dell’immagine mondiale. Erano amici e lui lo portò a Lignano, lo portò a Pineta di fronte al bar Tenda e gli disse “Questo terreno diventa tuo se tu ti fai la casa”, per cui era un elemento di pubblicità importantissimo per quegli anni, basta ricordare che questa proposta era stata fatta ad Alberto Sordi, che si costruì una casa che poi vendette alcuni anni fa. Bene, Hemingway non si fece la casa e il terreno non gli fu dato perché una delle condizioni era di costruirsi la casa, perché avere una casa di Hemingway negli anni ’50-’60 era un elemento di prestigio. Il nome di Hemingway poi da Lignano scomparve e lo recuperammo noi nel 1980 perché ritenevamo che fosse giusto ricordare questo primo lancio immaginario dal punto di vista pubblicitario e che questo battesimo “la Florida d’Italia” meritasse un riconoscimento da parte della comunità lignanese. Da allora dedicammo quel parco ad Ernst Hemingway. Allora ci fu uno scambio di corrispondenza, di rapporti e tutto questo attraverso anche l’Ambasciata americana di Trieste, per cui si stabilì un gemellaggio con la città di Ketchum (?) nell’Illico, che è il posto dove loro vivevano, giunse anche il sindaco con il capello da cow-boy, giunse il figlio di Hemingway che divenne cittadino onorario di Lignano e poi ci furono le famose nipoti (Margot), che furono l’elemento più eclatante. E si stabilì questo rapporto, questo gemellaggio e forse siamo l’unico paese del Friuli-V.G. che è gemellato con una cittadina americana. Ci furono una serie di manifestazioni culturali, il cinema all’aperto, mostre, mostre fotografiche e da New York reperimmo molto materiale fotografico sulla storia di Heminway, che adesso è depositato presso la Biblioteca Comunale. Questa serie di manifestazioni fu molto pubblicizzata e andammo a finire anche sull’ Herard Tribune (?) che ci dedicò un articolo. Poi ci fu un riconoscimento di gratitudine verso gli Hemingway, un messaggio importante e poi anche il patrimonio è rimasto per i lignanesi, per gli ospiti e soprattutto per quelli che capiscono queste cose e ci tengono più di altri aspetti più frivoli e più appariscenti. Ecco questa è la storia di Hemingway.

 

D.  Un momento culturale molto importante è stato la pubblicazione del libro “Raccontare Lignano”, ci può parlare di questo lavoro?

            Sempre nell’ambito storico di quegli anni, dopo il recupero storico di un personaggio importantissimo come Hemingway, ritenemmo fosse basilare recuperare e soprattutto ricostruire e scrivere la storia di Lignano, dall’inizio del secolo fino ai giorni nostri. Questo fu un  … che occupò la Biblioteca comunale e in particolare l’allora assessore maestro Gaudenti ed è rimasta una testimonianza di quegli anni molto importante. Lavorarono in molti e fu importantissimo dal punto di vista della storia: Lignano non aveva scritto la sua storia se non attraverso se non attraverso episodi giornalistici o piccoli opuscoli. Quella è la storia e noi ritenemmo giusto che fosse importante dare la testimonianza di quella che era la storia di quello … città che è partita da lontano, è partita soprattutto con gli sforzi di molti vostri antenati e col sacrificio, e pertanto era giusto che quello venisse documentato e rimanesse a futura memoria. Adesso bisognerà aggiungere qualcosa, però dall’inizio del secolo fino agli ’80, questo è il libro della storia di Lignano.

 

D.  Sappiamo che Lignano è stato uno dei primi Comuni della regione ad essere stato informatizzato.

            Diciamo che all’ora l’Amministrazione, oltre all’aspetto urbanistico, a quello culturale si impegno anche sull’importante modernizzazione di quella che era la struttura comunale. Eravamo agli inizi dei computer che allora non erano così piccoli, da “supermercato”, quella volta erano “armadi”, erano cose imponenti e fu all’inizio nel 1980 che accettammo la sfida di informatizzare il Comune seppur con molte resistenze da parte di chi non era abituato a queste cose e che con difficoltà accettava l’idea di dover cambiare il metodo di lavoro. Fu una scelta abbastanza lungimirante. Oggi sarebbe impossibile pensare ad una pubblica amministrazione senza la computerizzazione. E questo avenne nel 1980-81.

 

 D.  Secondo lei, se il progetto urbanistico dell’architetto d’Olivo fosse giunto a termine almeno per la parte della zona di Lignano Pineta, Lignano ne avrebbe tratto un vantaggio o uno svantaggio?

            Innanzitutto dobbiamo fare una considerazione: noi oggi ragioniamo con la mentalità di oggi, dobbiamo passare un momento a quella che era la mentalità del 1960. Certamente che, se fosse stato rispettato il progetto di D’Olivo, Lignano Pineta sarebbe diventata una spiaggia di Elite, perché il progetto di D’Olivo prevedeva ville e non prevedeva appartamenti … per cui allora era un progetto d’avanguardia e qui avvenne la rottura con la Società Lignano Pineta (la Società che gli aveva commissionato questo lavoro), perché D’Olivo se ne andò. Quando la Società cominciò a dire: “No, noi vogliamo costruire anche dei palazzi”, quei fabbricati che voi vedete a Lignano Pineta, ci fu la rottura con Marcello D’Olivo. E Marcello D’Olivo se ne andò. Lo recuperammo noi nel 1985 perché gli facemmo fare il progetto di completamento del pontile di Lignano Pineta. Dal punto di vista qualitativo sarebbe stata certamente una grande spiaggia e sarebbe stata occupata per la metà dagli utenti, però non dobbiamo dimenticare che in quegli anni, e siamo negli anni ’60, la corsa al mare e la richiesta di avere un posto al sole era una richiesta dominante nella mentalità di quegli anni, per tutti. Una volta al mare andavano solamente quelli benestanti che avevano la casa, avevano la villa: c’era solo uno strato sociale particolare; negli anni ’60 invece ci fu invece la possibilità per quelli della cosiddetta “midleclass”, della borghesia, di acquisire un appartamento. E questa fu una spinta sociale di quegli anni, fu una spinta importantissima che condizionò sia il mercato e condizionò anche la mentalità della gente, non dimentichiamo che queste scelte furono fatte dalle Amministrazioni Comunali e furono fatte sulla spinta di quello che la maggioranza della gente pensava quella volta. Per cui oggi possiamo dire che sarebbe stata una grande spiaggia di elite, fatta solamente di ville e naturalmente di un certo ceto sociale. Con gli occhi di allora, invece l’esigenza di dare la possibilità di avere tanti posti letto, tanti appartamenti e soprattutto di poter mettere nelle condizioni, molte persone che acquistavano un appartamento, fu una scelta maggioritaria, per cui la scelta fu quella. Infatti, dovete tener presente che negli anni ’70 si puntava ad avere tante presenza e tante presenze significa avere tanti posti-letto e per fare tanti posti-letto bisogna avere tante case. Quella era la mentalità di allora; adesso non è più così, adesso c’è più prudenza, c’è più lungimiranza, ma noi dobbiamo considerare le cose storicamente quando sono avvenute.

 

D.  Qual è la sua visione personale in merito allo sviluppo della nostra città, rispetto alle scelte fatte, ma anche a quelle che secondo lei potrebbero essere fatte per il futuro?

            Lis coniderazions che o podares fa dopo une esperienze di aministrazion di 10 ains, se viodin ancje vuei come che van lis robis, mi sinti di dî une robe solamentri, che al è dificil meti inte mentalitât de int une prospettive par viodi lontan. Le esigenze, ma no dome a Lignan, lu viodin (baste viari le television e eli i gjornai)  l’esigenze da la int di vuê a je imediade, bisogne dâ rispuestis imediadis. E tantis voltis, par dâ rispuestis imediadis, no si rive a viodi lontan. Le mê esperienze e dîs che par difendi il pais a bisugnares

  

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Ultimo aggiornamento: 28-giu-2004