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Istituto Comprensivo
"Giosuè Carducci" |
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"Il 900:il secolo di Lignano"
R. Possiamo trarre delle informazioni per rispondere a questa domanda osservando per esempio qualche foto aerea delle isole del cordone litoraneo, oppure qualche vecchia carta geografica. Quindi si possono considerare varie fasce di vegetazione parallele alla linea di costa: abbiamo una fascia di spiaggia non colonizzata da piante, una spiaggia diciamo “nuda”, poi abbiamo una fascia di piante pioniere e di piantine che colonizzano annualmente la sabbia. Poi abbiamo le prime dune sulle quali si insediano una vegetazione di ciuffi d’erba “amofila” sarebbe il termine tecnico botanico, che consolida le dune: trattiene la sabbia portata dal vento e quindi consolida e aiuta ad edificare le dune. Le dune pian pianino crescono, anche le piane crescono e quindi arriviamo a dune di alcuni metri d’altezza. Andando più lontano dal mare troviamo un’altra fascia di dune più alte, più antiche, che sono coperte da cespugli ed eventualmente dai primi alberelli e alberi, tra i quali per esempio abbiamo i lecci o i pini neri. Noi oggi troviamo molti pini a Lignano, una volta c’erano soltanto i pini neri. E’ interessante che il nome antico di Lignano era “Pineda”: “Pineda sinistra” in quanto alla sinistra del fiume Tagliamento, Bilione invece era “Pineda destra” e si possono osservare nelle vecchie cartine dei cordoni di dune ricoperte dalla boscaglia e dal bosco, soprattutto costituiti da pini neri, lecci, ornelli e altre specie. Dietro a questa serie di dune c’erano anche delle zone umide, dei canali, delle depressioni umide chiamate “lame”, per cui si possono notare nelle vecchie carte dei cordoni di dune e dietro le dune queste lame. Le dune venivano chiamate anche in Veneto “motte”, le più alte anche “motteroni”, le “lame” sono queste depressioni umide con pinte idrofile, cioè amanti dell’umidità, come per esempio i salici, gli ontani, alcune piante erbacee come delle “cannucce” , il falasco, dei giunchetti che troviamo nella zona delle risorgive, ad esempio a Codroipo troviamo le stesse specie. Inoltre è interessante che sulle dune troviamo anche delle specie di origine montana. Quindi essenzialmente una serie di ambienti molto vari: la spiaggia, le dune aride, le dune ricoperte dal bosco, gli ambienti umidi, i canali, poi nel versante lagunare le barene, le velme. Quindi un ambiente che possiamo verificare oggi nell’isola di Sant’Andrea ad esempio.
D. Quali sono le principali caratteristiche della flora e della vegetazione di Lignano? (3.35) Dal punto di vista della flora e della vegetazione, Lignano è un ambiente speciale. Possiamo fare un parallelo con i turisti di oggi: come i turisti oggi vengono da tante zone d’Europa, quindi dal nord, dall’est, dal sud dell’Europa, così anche le piante che vivono a Lignano si sono spostate nei periodi caldi, freddi, umidi oppure secchi, quindi nel corso delle vicende climatiche delle ultime migliaia di anni, queste piante si sono spostate. Ora dunque abbiamo una flora di origine alpina assieme ad una flora di origine mediterranea, a una flora di origine balcanica: ad esempio, assieme in una specie di mosaico, troviamo l’erica che possiamo trovare sulle Alpi, e la troviamo assieme alla fililea che è un arbusto simile all’olivo, che è tipico degli ambienti mediterranei. Poi c’è una fioritura primaverile di piccole orchidee selvatiche: anch’esse sono la testimonianza di una notevole qualità ambientale. Quindi una flora molto ricca e varia, unica nella nostra regione, che da origine a varie forme di vegetazione, come dicevamo prima: la vegetazione delle dune, la vegetazione del bosco, la vegetazione delle praterie. E’ interessante che, proprio ultimamente, si è scoperto che sulle praterie nelle dune della zona di Riviera, c’è una specie apparentemente banale, dei ciuffi d’erba che però vivono solo da noi. L’hanno studiata bene, si chiama “stipa veneta”, è una specie in via d’estinzione, ed è endemica (endemica vuol dire che vive solo in una determinata zona) nel litorale veneto-friulano: questa specie ha arricchito la qualità del nostro ambiente e anche le motivazioni per la sua protezione. Nella vegetazione di Lignano troviamo anche molti alberi: alcuni sono spontanei, come delle querce e dei lecci, che sono anch’essi delle querce però sempreverdi, gli ornelli e poi i pini. Per i pini dobbiamo distinguere: i pini neri d’Austria sono in parte autoctoni, originari, spontanei e in parte sono frutto di rimboschimento. Negli anni trenta, la forestale, considerando il degrado dell’ambiente di Lignano e del litorale veneto-friulano, ha deciso di rimboschire utilizzando alcune specie già sperimentate altrove. Ad esempio come nella pineta di Ravenna il pino domestico, però da noi c’è molta bora e il pino domestico non si trova bene in un posto così ventoso e freddo. E’ stato utilizzato nelle zone retrostanti, quindi è stata utilizzata una prima fascia, sulle prime dune di tamerici e poi di pini neri. I pini neri sono dei pini montani che sono stati utilizzati anche dall’amministrazione austriaca sul Carso triestino con buoni risultati: sono piante molto frugali, molto resistenti ai venti di bora e alla salsedine marina. Nelle zone retrostanti, protette quindi già dal pino nero, sono stati piantati pini marittimi e pini domestici. I pini domestici sono i pini da pinoli, che i romani si portavano sempre in giro, quindi troviamo dei pini domestici un po’ dappertutto, però sono tutti nelle nostre zone coltivati, non spontanei. Poi c’è il “pino marittimo”: marittimo è un nome che ci inganna, in quanto pensiamo che sia il pino più adatto all’ambiente marino, costiero, vicino quindi al mare, e invece no, perché nelle nostre zone il pino marittimo non sta per niente bene e girando per Lignano si vedono tanti esemplari malconci, piuttosto malridotti, in quanto il pino marittimo preferisce terreni di tipo diverso dai nostri, perché i nostri terreni hano origini di tipo calcare-dolomitiche delle Alpi Carniche e Giulie e quindi non sono adatte al pino marittimo.
D. Quali sono le principali modifiche apportate dall’uomo? (8.28) Inizialmente Lignano era quasi disabitata, c’erano alcuni pescatori e contadini che non interferivano sull’ambiente naturale. Da quando Lignano è diventata una realtà turistica, l’uomo è dovuto intervenire per apportare le modifiche funzionali all’attività turistica, ad esempio spianare la spiaggia. Si vede chiaramente nei periodi primaverili quando la spiaggia, sulla quale si erano formate le dune nei mesi invernali, viene spianata per lasciare spazio agli ombrelloni. Quindi una prima semplice attività è quella di rendere la spiaggia piatta per poter mettere molti ombrelloni, togliendo le eventuali piante che si erano formate. Un’altra interferenza dell’uomo può essere quella di spinare le dune per costruire delle case o degli stabilimenti a Sabbiadoro, quindi l’uomo spiana le dune per costruisce la strada, gli uffici spiaggia, ecc. un’altra attività dell’uomo può essere quella di bonificare le zone paludose costruendo strade, costruendo canali per far defluire l’acqua e questa è stata l’azione soprattutto di bonifica idraulica che ha portato a far emergere alcune zone che altrimenti sarebbero state sommerse durante l’alta marea. Noi adesso a Lignano abbiamo gli argini lungo la laguna e abbiamo le idrovore. Quindi le zone che sarebbero sommerse durante l’alta marea non lo sono più e quindi abbiamo recuperato al mare o alla laguna una parte del territorio. Poi lo sviluppo urbanistico, la demolizione delle dune, l’isolamento, il taglio degli alberi per far posto alla casa, agli alberghi, ai condomini, ecc. Queste sono le principali modifiche che l’uomo ha portato al territorio.
D. Ci sono ancora tracce degli ambienti naturali oggi giorno? (10.36) Girando per Lignano, per esempio con la bicicletta o a piedi perché in automobile si va troppo in fretta, si possono osservare alcuni ambienti abbastanza naturali. Ad esempio c’è la pineta dell’EFA-ODA con le dune che ancora possono costituire un residuo di ambiente naturale. Possiamo andare nella zona di Riviera, dove troviamo sia una pineta, sia una boscaglia, sia delle dune aride ricoperte da praterie: c’è un ambiente dal punto di vista botanico molto interessante, che viene studiato anche da diversi ricercatori dell’Università di Trieste, per esempio, o dal WWF o da altre associazioni ambientaliste. Un altro esempio sono le sponde del Tagliamento che possono essere in stato ancora seminaturale vicino alle darsene. Quindi, andando in giro per Lignano, possiamo trovare alcune vecchie dune, alcune tracce di pineta, alcune tracce di vegetazione idrofila, quindi di lame, anche se bisogna avere l’occhio un po’ allenato perché è difficile distinguere tra i vari tipi di verde, perché ci può essere il verde chiamato “artificiale”, il verde creato dai giardinieri (un verde molto bello, però non naturale) e poi troviamo il verde spontaneo che ha un significato naturale completamente diverso. Qualche volta le dune, come dicevo prima, vengono spianate o disboscate e al posto della vegetazione naturale viene introdotta una vegetazione “esotica”, con un rischio di inquinamento botanico: non esiste solo un inquinamento atmosferico o l’inquinamento delle acque, ma anche un inquinamento di specie che non centrano nulla con l’ambiente in cui viviamo.
D. Quali sono i futuri possibili per l’ambiente di Lignano? (12.44) Questa è una domanda interessante perché è stata posta al plurale. Quindi se ci sono “futuri” possibili, significa che ci sono possibili scelte tra un futuro e un altro futuro, e quindi queste scelte dipendono dall’uomo, dipendono dagli amministratori e dalla popolazione di Lignano. Cos’è che vogliamo effettivamente per il futuro di Lignano? Una scelta potrebbe essere quella di costruire il più possibile per richiamare più turisti possibili, quindi un numero esorbitante di persone che non saprebbe come arrivare in spiaggia, dove piazzare l’ombrellone, dove alla fin fine andare a nuotare: un ingorgo umano che porterebbe inizialmente ad un aumento di numero e successivamente a una riduzione perché nessun turista desidera essere immerso in una moltitudine, in una folla, già nelle città durante i mesi di lavoro la gente vive stipata e in ingorghi stradali, figurarsi se uno in vacanza desidera riproporre la stessa situazione. Quindi, se uno viene da Padova, da Mestre, da Milano, da Udine, città intasate e trova una realtà turistica intasata, dopo qualche anno cerca altrove. Quindi è una scelta miope: un vantaggio immediato economico, che però si traduce in un disastro per Lignano. Un’altra scelta invece potrebbe essere di mirare a certi obiettivi, ad esempio favorire un turismo di tipo sportivo, e in alcune realtà come l’EFA ODA, attualmente GETUR, dove hanno costruito dei campi sportivi per richiamare anche fuori stagione delle società sportive per convegni, attività, congressi, ecc.: per cui destinare una parte dell’area ad attrezzature ricreative o sportive, non di insediamenti abitativi, una parte dell’area invece al verde pubblico (intendo un verde che possa essere goduto da tutti, non soltanto da pochi, quindi non recintato e privato) dove naturalmente ci sia una regola da rispettare e non un accesso indiscriminato, ma un parco in cui esistono dei regolamenti. Un futuro possibile è la conservazione ambientale di alcune zone, ad esempio, come si diceva prima, lungo il Tagliamento nella zona di Riviera, alcune parti dell’EFA ODA, alcune parti della zona lagunare, in modo da conservare la cosiddetta “biodiversità” dell’ambiente lignanese. Potrebbe essere una strada vantaggiosa anche perché potrebbe favorire un turismo fuori stagione, un turismo ad esempio naturalistico o sportivo, istituendo, come il WWF sta proponendo da molti anni, un parco naturale delle dune fossili alle foci del Tagliamento. Oggi ci viene in aiuto anche l’Unione Europea, perché la specie a cui accennavo prima, la “stipa veneta” essendo una specie endemica a rischio di estinzione, ha trasformato dal punto di vista normativo la pineta di Lignano in un “S.I.C.”, cioè un “sito di importanza comunitaria”: ci sono degli ambienti naturali di particolare pregio che devono per legge essere conservati. Quindi si auspica che una parte dell’ambiente naturale ancora esistente a Lignano possa venire conservata addirittura dall’Unione Europea. Quindi sia lo Stato che la Regione devono adeguarsi a questa normativa, di ordine superiore, di ordine europeo. Dal mio punto di vista, perciò, io spero che Lignano non segua la strada dell’ingorgo edilizio che sarebbe un arricchimento di pochi per un breve periodo, ma segua invece una strada di un bene collettivo da godere tutti quanti e, chiaramente, a lunghissima scadenza. Secondo me il futuro è un bene di tutti e non solo di pochi. Possiamo fare dei confronti con alcune realtà vicine, come ad esempio le isole del cordone litoraneo a cui accennavo prima, che però sono accessibili soltanto a persone che abbiano come mezzo una barca, o un motoscafo. Oppure possiamo pensare ad una parte della spiaggia di Bilione, vicino al faro, dove troviamo ancora degli ambienti naturali di grande pregio, ma sono soggetti a forte erosione. Quindi abbiamo due situazioni di ambienti abbastanza naturali; se poi andiamo nel portogruarese, abbiamo la cosiddetta Brussa, che è soggetta a vincoli ambientali, dove troviamo delle dune e una spiaggia ancora conservata in modo naturale, dove sono vietate alcune attività umane: uno può venire a fare la scampagnata, la passeggiata, ma non può certamente accendere i fuochi o mettersi a costruire. Questi potrebbero essere alcuni esempi vicini di spiagge abbastanza naturali. Però c’è sempre il problema dell’erosione, per cui l’uomo deve intervenire per salvaguardare: c’è una polemica tra gli ingegneri e i geologi, in quanto l’ingegnere deve risolvere un problema immediato proteggere la zona faro di Bilione con delle scogliere, il geologo sogghigna, ride di questo perché sa benissimo che proteggere in un punto innesca l’erosione in un altro. Per cui l’uomo vorrebbe che la natura fosse statica, immobile secondo i propri usi e consumi, invece la natura è in movimento: la spiaggia, le dune sono un ambiente dinamico, un ambiente in movimento e se l’uomo vuole conservare deve intervenire. C’è una proposta del prof. Brambati di costruire dei pennelli a “T” per proteggere la spiaggia di Pineta e di Riviera dall’erosione: questo creerebbe una modificazione ambientale però permetterebbe di salvare la sabbia, perciò l’uomo deve decidere che cosa si vuole ottenere.
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Ultimo aggiornamento: 28-giu-2004 |