Istituto Comprensivo "Giosuè Carducci"
Scuola Secondaria di Primo Grado
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Il razzismo fascista      

 All'epoca del fascismo gli ebrei italiani erano meno di 40000 e non si distinguevano dal resto della popolazione. Con l'unità d'Italia erano stati aboliti gli ultimi ghetti superstiti ed arano caduti i divieti che limitavano l'accesso degli ebrei ad alcune professioni, alle carriere militari e agli impegni alla pubblica amministrazione. Essi avevano tutti i diritti civili e politici agli altri cittadini. Fino al 1935 la situazione di convivenza pacifica fra ebrei e fascismo non subì mutamenti, le case incominciarono a cambiare con la conquista dell'impero, quando la crescente frequenza dei matrimoni e dell'unione fra uomini italiani e donne etiopiche fece emergere il problema della mescolanza delle razze. L'alleanza con la Germania di Hitler razze più aggressive le tendenze antiebraiche che già esistevano. Il partito fascista cominciò a favorire la pubblicazione e la diffusione di libri che esaltavano la superiorità della razza italiana.

  1. Le leggi razziali esclusero gli ebrei dalle scuole statali e dalle università;
  2. Proibirono loro di prestare servizio nell'esercito;
  3. Proibirono di sposarsi con cittadini ariani;
  4. Proibirono di lavorare in enti pubblici;
  5. Proibirono di esercitare la professione di giornalista;
  6. Proibirono di avere domestici ariani eccetera;
  7. Proibirono l'iscrizione al Partito Fascista;
  8. Fu proibito di far parte ad associazioni
  9. " di frequentare associazioni;
  10. " di inserire i loro nomi in elenchi telefonici
Queste furono le cause delle prime persecuzioni agli ebrei. In seguito l'odio fascista aumentò e gli ebrei vennero deportati in campi di sterminio e in campi di concentramento. I campi di concentramento erano grandi estensioni di terreno, cinte alte e barriere di filo spinato, attraverso il quale passava la corrente elettrica, per fulminare chiunque volesse fuggire. Su torri di vedette stavano le sentinelle a controllare dall'alto la vita dei prigionieri, di giorno e di notte. All'interno del campo c'erano le baracche dove migliaia e migliaia di internati conducevano un'esistenza spaventosa. C'erano ebrei, zingari, avversari politici dei nazisti, ma anche prigionieri delinquenti, ladri e assassini evasi. Erano costretti a lavorare nelle officine, miniere, nelle strade e nei cantieri.
Avevano pochissime ore di riposo erano malvestiti, malnutriti e esposti a tutte le intemperie. Certi morivano per malattie o denutrizione, e i più deboli venivano portati nelle camere a gas e i loro cadaveri bruciati nei forni crematori. Questi erano quelli che non potevano svolgere lavori pesanti: bambini, vecchi, malati e, per la maggior parte, donne. Le località dove si trovavano i campi di concentramento sono: Buchenwald e Dachau, Mauthausen, Auschwitz, Treblinka e Sobibor. Questi sono i nomi più noti, ma in tutta Europa i tedeschi hanno lasciato centinaia e centinaia di campi. Le vittime in tutto furono 11 milioni, i sopravvissuti scrissero dei libri per raccontare come si svolgeva la vita in quegli anni. Il loro ricordo più doloroso era lo stato di degradazione e avvilimento. L'unica loro speranza era il desiderio di sopravvivere. Tutti alla fine badavano a se stessi e rubare un pezzo di pane ad un compagno significava liberarsi per un po' dai dolorosi crampi della fame. A poco a poco svanivano ricordi delle persone care e pensare a loro significava indebolire ogni facoltà di resistenza e piano piano raggiungere la fine.
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Ultimo aggiornamento: 28-giu-2004