Il
razzismo fascista
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All'epoca
del fascismo gli ebrei italiani erano meno di 40000 e non si distinguevano
dal resto della popolazione.
Con l'unità d'Italia erano stati aboliti gli ultimi ghetti superstiti ed
arano caduti i divieti che
limitavano l'accesso degli ebrei ad alcune
professioni, alle carriere militari e agli impegni alla pubblica
amministrazione. Essi avevano tutti i diritti civili e politici agli altri
cittadini. Fino al 1935 la situazione di convivenza pacifica fra ebrei e
fascismo non subì mutamenti, le case incominciarono a cambiare con la
conquista dell'impero, quando la crescente frequenza dei matrimoni e
dell'unione fra uomini italiani e donne etiopiche fece emergere il
problema della mescolanza delle razze. L'alleanza con la Germania di
Hitler razze più aggressive le tendenze antiebraiche che già esistevano.
Il partito fascista cominciò a favorire la pubblicazione e la diffusione
di libri che esaltavano la superiorità della razza italiana. |
- Le leggi razziali esclusero
gli ebrei dalle scuole statali e dalle università;
- Proibirono loro di prestare servizio nell'esercito;
- Proibirono di sposarsi con cittadini ariani;
- Proibirono di lavorare in enti pubblici;
- Proibirono di esercitare la professione di giornalista;
- Proibirono di avere domestici ariani eccetera;
- Proibirono l'iscrizione al Partito Fascista;
- Fu proibito di far parte ad associazioni
- " di frequentare associazioni;
- " di inserire i loro nomi in elenchi telefonici
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Queste furono le cause delle prime persecuzioni agli ebrei. In seguito l'odio fascista
aumentò e gli ebrei vennero deportati in campi di sterminio e in campi di concentramento.
I campi di concentramento erano grandi estensioni di terreno, cinte alte e barriere di
filo spinato, attraverso il quale passava la corrente elettrica, per fulminare chiunque
volesse fuggire. Su torri di vedette stavano le sentinelle a controllare dall'alto la vita
dei prigionieri, di giorno e di notte. All'interno del campo c'erano le baracche dove
migliaia e migliaia di internati conducevano un'esistenza spaventosa. C'erano ebrei,
zingari, avversari politici dei nazisti, ma anche prigionieri delinquenti, ladri e
assassini evasi. Erano costretti a lavorare nelle officine, miniere, nelle strade e nei
cantieri.
Avevano pochissime
ore di riposo erano malvestiti, malnutriti e esposti a tutte le intemperie.
Certi morivano
per malattie o denutrizione, e i più deboli venivano portati nelle camere a gas e i loro
cadaveri bruciati nei forni crematori. Questi erano quelli che non potevano svolgere
lavori pesanti: bambini, vecchi, malati e, per la maggior parte, donne. Le località dove
si trovavano i campi di concentramento sono: Buchenwald e Dachau, Mauthausen,
Auschwitz,
Treblinka e Sobibor. Questi sono i nomi più noti, ma in tutta Europa i tedeschi hanno
lasciato centinaia e centinaia di campi. Le vittime in tutto furono 11 milioni, i
sopravvissuti scrissero dei libri per raccontare come si svolgeva la vita in quegli anni.
Il loro ricordo più doloroso era lo stato di degradazione e avvilimento. L'unica loro
speranza era il desiderio di sopravvivere. Tutti alla fine badavano a se stessi e rubare
un pezzo di pane ad un compagno significava liberarsi per un po' dai dolorosi crampi della
fame. A poco a poco svanivano ricordi delle persone care e pensare a loro significava
indebolire ogni facoltà di resistenza e piano piano raggiungere la fine. |
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