Artisti contemporanei
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Vengono di seguito riportate
brevi biografie, interviste e scritti,di artisti che hanno
operato a Verzegnis ( LeWitt,
Long, Wiener, Nauman)o che vi realizzeranno
opere prossimamente (Pistoletto). E' inoltre
stata approfondita l'opera di Luciano Fabro,
artista di origie friulana, divenuto uno dei
maggiori esponenti dell'arte povera.
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Pittore e scultore statunitense, nato ad
Hartford (Connecticut) il 9 settenbre 1928. Compiuti gli studi alla Syracuse
University di New York (1945-49), ha poi iniziato a lavorare negli anni 50
come grafico presso vari studi , quali quello prestigioso di I.M. Pei, e per alcune
riviste. In seguito si è occupato ancora di editoria illustrata darte, ha
insegnato in importanti scuole artistiche ( School of Visual Art, Education Department a
New York e altre) ed è divenuto attivo collaboratore del Museo dArte Moderna di New
York. Nel frattempo ha cominciato ad esporre le sue creazioni in mostre collettive e
individuali: nel 1963 in St. Mark Church a New York, e ancora nella stessa città alla
Daniels Gallery nel 1965 e alla Paula Cooper Gallery nel 1968. Ha insegnato tra il 1969 e
il 1970 presso la School of visual arts e, nel 1970, presso la New York University. Oltre
che in numerose personali (importanti le retrospettive del 1974 al Museum of art di San
Francisco e del 1978 al Museum of modern art di New York), i suoi lavori sono stati
presentati alle manifestazioni organizzate dal Museum Fridericianum di
Kassel, Documenta 4
nel 1968 e Documenta 5 nel 1972; alla 29^ edizione della biennale di Venezia 1980 e, nel
1985, alla rassegna Minimal Art I presso il Musée d'art contemporain di Bordeaux. Le sue
opere sono poi entrate nei più importanti musei del mondo , e nel 1995 la serie completa
dei suoi disegni è stata presentata anche al Centre Pompidou di Parigi e alla Foundacion
Tapies di Barcellona. E considerato uno dei massimi esponenti dellarte
concettuale e minimalista; tra le sue più significative realizzazioni sono le opere
tridimensionali e i Walls Drawings (dipinti su parete cancellabili e riproducibili). Vive
e lavora a Cester (Connecticut) e, per una parte dell'anno, a Spoleto.
Accostandosi alle soluzioni minimaliste di
D. Judd e R. Morris, LeWitt presenta negli anni Sessanta, serie di sculture astratte
simili a griglie tridimensionali o a strutture cubiche open frame che vengono proposte in
numerose varianti, basate su un rigido sistema logico di procedura concettuale, nel
tentativo di escludere dalla "costruzione" dell'opera d'arte il coinvolgimento
emotivo proprio dell'individualismo informale. L'esigenza di elementarità e di rigore
formale emerge anche in nuove serie di opere bidimensionali - combinazioni geometriche di
linee oblique e verticali, a colori o in bianco e nero - che vengono realizzate
direttamente sulle pareti degli spazi espositivi o incise su lastra. Nei lavori degli anni
Ottanta, le strutture modulari e i sistemi di linee, sviluppati su pareti e soffitti
monocromi, vengono presentati - attraverso l'introduzione di nuovi elementi essenziali
quali triangoli, trapezi, cerchi, ecc. - in inedite e caleidoscopiche combinazioni o in
nuovi volumi dalle forme complesse.
Usa la
superficie o la terza dimensione come campo di intervento "concettuale". Sulla
superficie realizza un reticolo che unisce alcuni punti riferibili alle diverse possibili
dimensioni spaziali; realizza strutture tridimensionali, geometriche, di carattere
minimal, come strumento di misurazione scalare e modulare dello spazio ambiente.
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Da Sol Lewitt, Paragraphs on Conceptual
Art, in "Art-forum", giugno 1967
[
] Vi sono in giro forme darte
chiamate strutture primarie, riduttive, ermetiche, fredde, e mini-arte. Eppure nessun
artista che conosca ne rivendica qualcuna come sua.
[
] Quando larte tridimensionale
comincia ad assumere le caratteristiche dellarchitettura, come la formazione di zone
utili, indebolisce la propria funzione in quanto arte. Quando lo spettatore viene
rimpicciolito dalle grandi dimensioni di un pezzo, questo dominio enfatizza il potere
emozionale e fisico della forma a prezzo della perdita dellidea del pezzo.
I nuovi materiali sono una delle grandi
calamità dellarte contemporanea. Certi artisti confondono i nuovi materiali con le
nuove idee. Non cè niente di peggio del vedere larte che sguazza in mezzo a
sciocchezze. La maggior parte degli artisti, che sono attratti da questi materiali, sono
quelli cui manca quel rigore di ragionamento che permetterebbe loro di usare questi
materiali in modo positivo. Ci vuole un artista bravo per usare meteriali nuovi e
trasformarli in un lavoro darte. Il pericolo, credo, sta nel rendere la fisicità
dei materiali così importante da diventare lidea del lavoro (un altro genere di
espressionismo).
Ne deduco che questo faccia parte di un
linguaggio segreto che i critici darte usano per comunicare fra loro per mezzo delle
riviste darte. La mini-arte è la migliore perché ti fa venire in mente mini-gonne
e ragazze dalle gambe lunghe. Deve riferirsi a lavori darte molto piccoli, che è
unottima idea. Forse le mostre di "mini-arte" si potrebbero mandare in
giro per il paese dentro scatole di fiammiferi. O forse il mini-artista è una persona
molto piccola, diciamo sotto il metro e mezzo. Se è così, si troveranno molte opere
buone nelle scuole elementari (scuola elementare struttura elementare). [
]
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Da Sol Lewitt, Sentenze sullarte
concettuale, da 0-9, New York 1969 e Art-Language, vol. 1 n. 1
- Gli artisti concettuali sono mistici
piuttosto che razionalisti. Arrivano a conclusioni cui la logica non può arrivare.
- Giudizi razionali ripetono giudizi
razionali.
- Giudizi irrazionali conducono a nuove
esperienze.
- Larte formale è essenzialmente
razionale.
- I pensieri irrazionali dovrebbero essere
seguiti in modo assoluto e logico.
- [
]
- L volontà dellartista è secondaria
rispetto al processo che lui stesso mette in moto, dallidea al suo completamento. La
sua ostinazione può non essere altro che ego.
- Parole come pittura e scultura implicano una
intera tradizione e, di conseguenza, la sua accettazione, ponendo così dei limiti
allartista che esiterebbe a fare arte oltre quei limiti stessi.
- Concetto e idea sono diversi. Il primo
implica una direzione generale, mentre la seconda ne costituisce la componente. Le idee
arricchiscono il concetto.
- Le idee possono essere opere darte;
sono disposte in una catena evolutiva che può anche trovare uno sbocco formale. Non tutte
le idee hanno bisogno di concretarsi fisicamente.
- [11]
- Per ogni opera darte che assume una
forma fisica ci sono molte varianti che non la assumono.
[
]
- Idee banali non possono essere riscattate da
una bella esecuzione.
- E difficile rovinare una buona idea.
- Se un artista impara troppo bene il suo
mestiere produce arte leziosa.
Questi paragrafi sono un commento
sullarte, ma non sono arte.
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(Bristol, 1945) Artista inglese. Autorevole
esponente della Land art, modifica paesaggi scelti, li fotografa, li riproduce in
unesposizione (alla Biennale di Venezia del 1976 installò nel Padiglione inglese, a
lui dedicato, una scultura una linea continua di pietra veneziana colorata in rosa
che proseguiva in spirali lungo i muri dallingresso alluscita), stende
sui muri della galleria fango o argilla (River Avon Mud New York, 1982).
Da Richard Long, Conversazione con Floriana
Piqué, in "Flash Art", n. 151, 1989.
La mia arte è il ritratto del mio
essere nel mondo. Limpronta del piede come ritratto e come traccia di questo passare
attraverso; ogni mia opera (il visibile) esposta in galleria o museo risuona delleco
di unaltra opera (linvisibile) lasciato alla natura.
[
] E importante per me poter
usare entrambi gli spazi, paesaggio e contesto urbano. Il mondo naturale e il mondo urbano
sono complementari e per me è necessario sia il lavoro da solo che lesposizione del
lavoro, la pubblicazione di libri.
[
] Io posso fare una scultura di
pietre in un fiume, le pietre rimangono nel fiume, esistevano prima del mio intervento ed
esistevano dopo; la scultura può così risultare invisibile agli occhi del passante. Con
la fotografia si potranno vedere le pietre come sculture. Una delle cose importanti del
mio lavoro è la possibilità di fare qualunque cosa in qualunque momento. Così mi servo
della fotografia per mostrare le mie idee: un luogo mi suggerisce lidea per una
scultura, con la fotografia posso mostrare, dividere con altri la mia esperienza. [
]
Dall'intervista realizzata per il video
dele opere artistiche a Verzrgnis:
"Il primo cerchio che feci fu nel
1966, quasi senza una ragione: Mi sembrava semplicemente una buona idea. Negli anni ho
scoperto che era un potente mezzo per sviluppare diversi modi di lavorare. Ho fatto , come
si può vedere qui, cerchi di pietre, di parole. Ho camminato in cerchi giganti per
centinaia di miglia. Uno dei mezzi principali che uso per esprimermi è fare arte
camminando. Il cammino copre il tempo e lo spazio, quindi il tempo diventa la
"quarta" dimensione nella mia opera. L'altro elemento che uso per esprimermi è
l'acqua, i fiumi. Creo dei segni con dei getti d'acqua sulla terra versandola giù da
pareti rocciose, in luoghi dominati dalla natura.Ho fatto dei cerchi con il fango con una
lunga serie di impronte di mani per fare dei quadri.
Una mia opera l'ho fatta camminando da N a S lungo la costa del Galles e in ogni fiume che
attraversavo lanciavo dentro una pietra. Quest'opera era molto semplice: ma classica
combinazione di cammino, pietre e acqua; era anche l'opera sonora per ogni volta che
lanciavo una pietra in acqua questa faceva uno "SPLASH"
I cerchi non mi appartengono, camminare non mi appartiene, queste cose appartengono a
tutti. I cerchi sono di tutti e tutti camminano. Mi interessa usare le pietre come
materiale originale e camminare in modo originale".
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Lawrence Weiner è considerato un
"tipico concettuale", caratterizzato dall'affinamento della fisicità di certe
esperienze. Quella di Weiner è una sorta di "vita parallela": comincia con
qualche operazione materiale, ma trasportata in zone altamente energetiche; si tratta
adirittura di esplosioni al tritolo, che in qualche caso l'operatore realizza davvero, in
concomitanza con la Land Art. Ma ben presto Weiner scopre che una perdita di
"attualità", quale è inerente alla descrizione linguistica di certi
interventi, consente loro un accrescimento potenziale, un più largo raggio d'azione,
anche se fruito col potere dell'immaginazione. Si tratter però, almeno per qualche tempo,
di un'immaginazione di cose possibili, che sarebbero cioè eseguibili materialmente,
seppure a caro prezzo. Ecco allora i General Statements sul tipo di "Un campo in cui
varie esplosioni simultanee di tritolo aprono crateri secondo un certo ordine",
oppure: "L'asporto dell'intonaco di una parete fino al cannicciato". Operazioni
che sarebbero perfettamente eseguibili, ma che intanto la formulazione linguistica
sospende a metà strada, tra l'atto e la potenza. E in fondo, questo stato di sospensione
è quanto caratterizza Weiner. L'artista sfrutta il libro, cioè la sequenza di pagine ove
i solidi caratteri a stampa, asettici e neutri, compongono certe frasi o parole; nel caso
suo, a grade prevalenza, si tratterà di participi passati; il participo passato è
infatti il modo e il tempo passivo per eccellenza, indica l'aver patito un'azione, o
comunque la circostanza che questa è stata compiuta; inoltre i verbi cui Weiner ricorre
sono "mondani", indicano cioè un intervento operativo, talvolta anche violento
sull'ambiente: "scrosciato via... mutilato... strappato... lubrificato...
schiacciato... fermentato... scheggiato... fuso... imbrattato, ecc." E' quindi
appropriato il titolo dell'opera Tracce dato a questa sfilata di participi; anche se resta
imprecisato, e indifferente, stabilire se siano tracce di avvenimenti consumati o solo
"pensati".
Da unintervista a cura di R. Rose in
G. Celant "Precronistoria" 1966-69
D.: Tu esponi un lavoro a
"Prospect" che richiede sette anni per essere completato. Lo esponi come lavoro
in progressione?
R.: No. Lopera: oggetti fluttuanti
gettati in vie dacqua interne uno al mese per 7 anni è un lavoro terminato al tempo
della mostra. Lidea di una serie di oggetti fluttuanti gettati in vie dacqua
interne è quello che viene esposto, e non una qualunque serie specifica.
D.: Perché viene costruito questo pezzo, e
come questo influisce sulla vendita?
R.: Il lavoro è di dominio pubblico. Io
stesso sono il ricevitore e ho scelto di farlo costruire. Non è in vendita, dal momento
che linformazione della sua esistenza è stata resa pubblica. Ho richiesto
lassistenza della gente, di "Prospect" stesso, perché mi aiutassero nel
costruire il lavoro.
D.: Precedentemente tu avevi giudicato
lArte che forniva direttive come fascismo estetico; come puoi ora accettare che
della gente lavori alle tue direttive?
R.: La gente non sta costruendo un lavoro
alle mie direttive, mi sta semplicemente aiutando nella costruzione. Il loro aiuto non
implica in alcun modo partecipazione o coinvolgimento dellArte stessa, né questa
costruzione è indispensabile per poterla apprezzare. Che altri la costruiscano o meno non
influisce in alcun modo sul lavoro. La mia richiesta basta a rassicurarmi che il pezzo
viene costruito.
D.: Perché 7 anni?
R.: Forse perché 7 anni sono la legge di
limite per molti delitti negli Stati Uniti.
D.: Perché tutti i tuoi lavori, non
importa quanto siano complessi, rimangono entro il regno del possibile?
R.: Se non fosse possibile costruirli
negherebbero la scelta del ricevitore riguardo al se costruirli o no.
D.: Quali sono le implicazioni di un
oggetto gettato anziché lasciato cadere, lanciato, ecc.?
R.: Un oggetto gettato non è
necessariamente lasciato cadere. Un oggetto lasciato cadere non è necessariamente
gettato.
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(Fort Wayne, Indiana, 1941). Artista
americano. Compiuti studi di matematica e poi di arte, ha iniziato a dipingere,
dedicandosi in seguito soprattutto alla sculutra. La sua opera ha attraversato varie fasi:
arte povera, arte concettuale, body art, process art, minimal art, video art. Nelle sue
realizzazioni ha spesso utilizzato materiali e strumenti diversi (vetro, laser, neon,
ecc.) intervenendo sullo spazio (Model for a Room in Prospective, 1966; Senza titolo,
1977; Square, Triangle, Circle, 1984), sul corpo umano (Henry Moore Bound to Fail,
Backview, 1969, sulla propria persona deformata e tramutata in un altro oggetto (Self
Portrait as a Fountain, 1966), sullimmagine servendosi di foto o film. Negli ultimi
anni lavora nellambito delle ricerche comportamentistiche, sostituendo
alloggetto artistico operazioni di tipo "concettuale", usando il tubo al
neon per una sorta di scrittura gestuale e ambientale, utilizzando il neon come insegna
luminosa che crea giochi di parole sulle azioni delluomo.
CRONOLOGIA DI BRUCE NAUMAN
1941 Nasce il 6 dicembre a Fort Wayne,
Indiana. Il padre é un ingegnere e la famiglia si sposta ogni tre o quattro anni. Durante
ladolescenza studia piano e chitarra classica.
1960 Entra nellUniversità del
Wisconsin, Madison, dove studia matematica, fisica e arte (con Alfred
Sessler).
Irregolarmente studia musica e filosofia (specialmente Wittgenstein).
1964-68 Inizia a dipingere e a realizzare
lavori con sculture, performance, film. Pubblica il primo libro artistico "Pictures
of Sculptere in a Room" (1965-66). Collabora con Robert Nelson e William Allan a
progetti di film (1965-66). Realizza alcune personali in diverse gallerie americane. Viene
influenzato prima dalle letture delle opere di Beckett e Robbe-Grillet e poi da
"Massa e potere" di Canetti, Naipaul. Incontra diversi artisti musicisti e
coreografi come Meredith Monk, Steve Reich, John Cage, Merce Cunnigham, Kartheinz
Stockhausen.
Viaggia in Europa ed espone in diverse
gallerie, partecipa alla 4 edizione di "Documenta" a Kassel.
1969 Si trasferisce in California e
realizza la sua installazione "Performance Corridor" in un museo di New York.
Insegna in diverse Università. Nel 1970 partecipa ad una performance dal vivo con Richard
Serra in unopera di M. Monk.
Realizza diversi videotape fino al 1985. Si
trasferisce in molte città americane. Nel 1982 realizza delle esposizioni lavorando con i
neon e queste mostre lo stimolano a concentrarsi una volta in più sul mezzo, ed ha
completato con il neon negli anni successivi.
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(Quincy, Massachussets. 1935). Artista
americano. Ha studiato dal 1951 al 1953 alla Philips Academy di Andover (Mass.). Dal 1953
ha lavorato nello studio di Patrick Morgan, dal 1958 presso Frank Stella (artista
americano che crea immagini geometriche elementari, "riduttive": il suo lavoro
pittorico, di carattere "radicale", svolge nella pittura la stessa operazione
che, in scultura, è rappresentata nelle esperienze della Minimal Art).
Dal 1960 al 1964 è stato fuochista e
controllore presso le ferrovie di Pennsylvania. Vive a New York. Lavora nel campo della
Minimal Art (strutture primarie), usando elementi geometrici elementari, anche di materie
"povere" (predilige i mattoni, il plexiglass, il legno e il metallo), come mezzo
di denotazione spaziale.
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(Torino, 1936) "Larte è lo
specchiamento della propria coscienza, lartista specchia la propria coscienza, però
coscienza è inserirsi sui fili che ci legano agli altri, di conseguenza quando
lartista riesce a specchiare la propria coscienza, crea unopera che permette
anche agli altri di specchiarsi in essa, solo per questa semplicità, per questa
correlazione, per questa coscienza, perché lartista è riuscito a inserirsi nel
circuito di energia che lo lega anche agli altri". Così dice Luciano Fabro nelle sue
"regole darte". Questa interpretazione dellarte come comunicazione,
come flusso di energia che passa attraverso lopera tra gli individui, caratterizza
ogni tipo di operazione di Fabro, che si articola secondo una processualità mentale (che
si accompagna sempre con scritti teorici sullarte e sul suo lavoro) che tende a
definire e chiarire i vari aspetti della sua attività e le ragioni del loro svolgimento.
La studiosa Jole de Sanna, nella monografia
dedicata allartista, individua alcuni punti nodali del suo lavoro: lo spazio come
primo interesse; dagli specchi de Il Buco (1963), con chiaro riferimento a Fontana; fino
allo In-cubo del 1966, col quale abbandona luso dello specchio per una materia
opaca, che identifica mentalmente la formatività dello spazio; gli elementi successivi di
Fabro tendono alla trasparenza, allespansione, alla "cancellazione" del
senso di chiuso.
Il secondo punto è il colore: "Credo
di essere uno dei pochi ad aver usato il marmo con evidenza di colore, ho preso dei marmi
estremamente colorati, ed è da lì che faccio esperienza del colore
"
E il momento degli Attaccapanni
(1977), nei quali "leffetto, la sensazione
è sempre quella dei cieli al
tramonto", e per i quali agli usa "il bronzo come colore"; sono elementi
sospesi a corone di foglie di cera che hanno un movimento ondulatorio, generato da bastoni
di bronzo; il momento dei Piedi (fusi in alluminio, bronzo, vetro di Murano
coperti
di shantung di seta
), cui seguirà quello delle due cupolette del museo di
Gand,
degli Arcbaleni, pure esposti a Gand (76) nella mostra "Fabro-Pasolini"
("A è na roba massa granda par podei pensala")
E anche quello
dellItalia doro, e dellItalia di cristallo (68-71).
Del 72 è lopera Ogni ordine è
contemporaneo di ogni altro ordine. Quattro modi di interpretare la facciata del SS.
Redentore a Venezia, nelle tavole del Palladio, tavole scomposte e variate che, ordinate
sulle pareti di una stanza (Museo progressivo di Livorno), costituiscono una costruzione
mentale.
Da questi spazi-colore interni Fabro
passava (1980) allo spazio/colore esterno (cortile di Palazzo Non Finito a Firenze,
nellambito della mnifestazione "Umanesimo, Disumanesimo nellarte europea
1890-1980"); egli "finiva", allora, lo spazio non-finito del cortile, con
una sorta di intonaco di tela crespata azzurra, tornando alluso della stoffa come
nei Piedi di vetro del 68-71.
Segue, infine, il concetto di habitat, che
sembra culminare nel Tunnel delle Coreografie e in Avanti,Dietro, Destra, Sinistra.
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(Biella, 1933) Iniziato
alla manualità dal padre restauratore, dal 1956 di dedica alla pittura, isolando in una
sorta di deserto la figura umana. Nel 1962 espone a Torino la prima opera a specchio,
scontornando figure umane, a grandezza naturale, sulle lamiere riflettenti, con la tecnica
della decalcomania, introducendo così, quasi di forza, lo spettatore nellopera, in
una sorta di trompe-loeil che avvicina, in un certo senso, questi lavori di
Pistoletto, allIperrealismo americano. Scriveva allora Pistoletto: "La
dimensione nuova nei quadri specchianti si rivela per virtù della simultanea
rappresentazione delle tre dimensioni tradizionali e della realtà in movimento
letteralmente riprodotte. Tutti gli elementi del quadro sono elementi così reali che il
risultato non può essere unipotesi. Il risultato è vero."
.
Opera esposta a "Documenta
X", Kassel 1997
Accanto a queste opere egli realizza opere
tridimensionali (le prime sono i Pozzi in plastica e specchio), coinvolgendo lo spazio e
il tempo nelle sue operazioni, per le quali recupera oggetti e materiali poveri, secondo
le linee del New-Dada americano, ma inserendovi componenti che saranno caratteristiche di
quella che è stata definita "Arte povera" (Celant).
Di mano in mano, dalla metà degli anni
sessanta, accanto agli oggetti, intervengono nel lavoro di Pistoletto, le persone come
nellesperienza "teatrale", del tutto autonoma e atipica, portata avanti
col gruppo "Zoo" con spettacoli che si pongono come ipotesi di comportamento e
di organizzazione dellambiente; nel testo programmatico di queste operazioni si
dichiarava: "Noi non lavoriamo per gli spettatori, siamo noi stessi attori e
spettatori, fabbricanti e consumatori".
Tra gli assemblaggi di oggetti di
Pistoletto si ricordano Muretto di mattoni e stracci, Orchestra di stracci, La Venere
degli stracci (1969).

Opera esposta a "Documenta X",
Kassel 1997
Più recentemente Pistoletto realizza
sculture in polistirolo, che nella loro allusività "classica", sembrano voler
provocare e mettere in crisi il concetto stesso di "statua" e di scultura.
Il critico G.C. Argan ha
scritto che "Pistoletto è un europeo di vecchia scuola che ha letto Pirandello e
Thomas Mann (lambiguità, la sospetta indecenza della morte pensata), Brecht (la
simbologia come montatura scenica), James, genet, Beckett (lattesa
dellinnominabile), Artaud (il teatro della crudeltà); il processo a cui sottopone
lo spettatore implicato è sicuramente un processo di estraneazione: quello in cui
luomo europeo, allontanato dalla via maestra della storia, riconosce con amarezza il
proprio destino".

Opera esposta a "Documenta X",
Kassel 1997
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